Sono nato a Milano nel marzo del 1961, a pochi passi dal Cenacolo. Ho avuto la fortuna di nascere in un luogo storicamente molto importante e, casualmente, sono da poco tornato ad abitare lì, nei pressi del luogo in cui sono nato.
Nella mia crescita professionale, penso di aver saputo coniugare le competenze tecniche con la capacità nelle pubbliche relazioni con l’obiettivo di diventare ambasciatore del design a livello internazionale.
Mi sono laureato nell’89 e ho iniziato a lavorare per una multinazionale americana nel settore marketing.
Dopo circa tre anni, ho fondato insieme ad alcuni compagni d’università uno studio di progettazione e di design. Mi piaceva molto il design. A quei tempi era una branca dell’architettura, non esisteva come “disciplina” a sé stante. I grandi designer erano i grandi architetti.
Poi un incontro speciale, di quelli che ti cambiano la vita: quello con Giorgetto Giugiaro, che era alla ricerca di un professionista che unisse alle competenze tecniche capacità relazionali e manageriali, per raccontare i progetti di design. Così ho lasciato lo studio e nel 1995 sono entrato a far parte del Gruppo Giugiaro. Ho avuto la fortuna di lavorare per 15 anni accanto a Giorgetto, che è stato il mio mentore. È stata la persona che mi ha insegnato il mestiere, oltre a darmi la possibilità di avere relazioni straordinarie.
Nella Giugiaro Design il mio compito specifico era quello di occuparmi di tutto quello che non fosse automotive: stavo, infatti, nella divisione Architettura. Abbiamo sviluppato centinaia di progetti di grandissima visibilità, nei settori più disparati: dalle macchine fotografiche Nikon F3, F4, F5 ai telefoni Sirio, dai treni Pendolino, Italo ed ETR 450 ai tram di Roma, di Torino, fino alla metro di Copenaghen. Abbiamo dato vita a prodotti egregi dal respiro internazionale.
Un passo importante nella mia carriera in qualità manager di Giugiaro ci fu verso la fine degli anni ’90, quando iniziammo a lavorare con il Giappone, con la Corea e infine, nel ’97, con la Cina, con la quale collaborammo per oltre 10 anni: era un paese completamente diverso rispetto a oggi; era una Cina “primordiale”, ancora postmaoista, ma c’erano centinaia di persone desiderose di ascoltare il nostro verbo.
Cantastorie del design
Iniziammo poi a lavorare con Dubai e, ancora, con la Russia, promuovendo la conoscenza del design e dell’eccellenza italiana.
Credo che l’impegno e la dedizione nel voler portare le eccellenze italiane del design nel mondo siano il frutto della mia enorme passione e dei saggi insegnamenti ricevuti dai grandi del settore, prezioso esempio e simbolo di sacrificio, studio e ambizione.
Dopo aver promosso a lungo la conoscenza del design e del made in Italy nel continente asiatico e nei paesi d’oltreoceano, ho deciso di rientrare in Italia e verso gli inizi degli anni 2000 ho cominciato a collaborare con le più importanti e rinomate realtà universitarie, italiane e straniere (oltre al Politecnico di Milano e Torino, ho lavorato con diverse università nel mondo in Cina, in Ungheria, a Hong Kong): operavo come un “cantastorie”, ovvero raccontavo i miei progetti agli studenti e descrivevo la contaminazione tra il mio mestiere d’architetto nel settore del design e l’ambito più prettamente manageriale.
Da Giugiaro a Bertone
Nel 2010 il gruppo Giugiaro fu venduto alla Volkswagen e arrivò un’offerta interessante. Fui contattato da Lilly Bertone, vedova di Nuccio, che mi chiamò per una consulenza. Dopo vari incontri decidemmo di fondare una nuova società, la Bertone Design, che si occupasse non solo del mondo automotive ma di settori diversi inerenti al product design, industrial e progettuale.
Fu un’idea della quale non mi sono mai pentito: partimmo con il prezioso progetto Freccia Rossa 1000. Lilly Bertone rimase nella società per circa un anno e quando decise di uscirne mi fece promettere quel che lei stessa aveva promesso a suo marito, e cioè di portare avanti il marchio Bertone senza tradirne i valori e la qualità.
Così dal 2013 ho accettato questa importante e storica eredità: una grande responsabilità che ho colto con rispetto, custodendo l’anima del marchio e gli obiettivi intrinseci.
Ho ripreso il marchio e l’ho rimesso in corsa tutelandolo, senza mai “svenderlo”. Sono ripartito con umiltà e rispetto: ho aperto a Milano e sviluppato con un team di esperti una serie di progetti
